Riunione Ministri dell’Ambiente al G7 di Toyama in Giappone (15 e 16 maggio)


Il 15 e 16 maggio si sono riuniti a Toyama in Giappone, nell’ambito degli incontri del G7, i Ministri dell’Ambiente. La due giorni si è conclusa con un comunicato congiunto in cui i Ministri concordano sulla necessità che l’accordo globale per combattere i cambiamenti climatici firmato a Parigi alla fine dell’anno scorso entri in vigore il prima possibile e riconoscono l’importanza degli sforzi dei membri del G7 nello sviluppare strategie di lungo termine per la riduzione delle emissioni di CO2. I Ministri si impegnano a sviluppare e comunicare le proprie strategie per la necessaria transizione a una società a basse emissioni di carbonio al più presto possibile al segretario della UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) e a ridurre le emissioni nocive in atmosfera.

In particolare riconoscono l’importanza di ridurre le emissioni degli SLPC, gli inquinanti a vita breve, che sono allo stesso tempo clima-alteranti e inquinanti dannosi per la salute umana, contribuendo in modo significativo a più di 7 milioni di morti premature collegate annualmente ad inquinamento atmosferico. Ridurre le emissioni di SLCP, tenuto conto del loro breve tempo di vita, rispetto ai tradizionali gas clima-alteranti quali la CO2 che, una volta emessa, rimane nell’atmosfera per diversi secoli, permetterebbe di limitare il riscaldamento climatico nei prossimi 10-20 anni. Per contenere il riscaldamento climatico entro 1,5° senza mettere a repentaglio la vita dell’uomo sulla terra occorre abbattere drasticamente le emissioni di CO2. La riduzione delle emissioni di SLCP deve quindi essere complementare e non sostitutiva della riduzione delle emissioni di CO2.

Il comunicato contiene anche una serie di obiettivi per promuovere l’uso efficiente delle risorse e le 3R (riduzione, riuso e riciclo) con un’attenzione particolare alle “best practices” per il riciclo efficiente dei rifiuti che si generano in occasione dei disastri naturali, tema su cui il Giappone si è misurato e ha affrontato problemi enormi a seguito dello tsunami e dell’incidente nucleare di Fukushima del 2011.

I Ministri riconoscono che la popolazione mondiale è in continua crescita, oltre 9 miliardi di abitanti stimati al 2050, e che il relativo aumento dei consumi ha determinato un aumento di consumo di risorse e di produzione di rifiuti “e che queste tendenze contribuiscono al deterioramento dell’ambiente naturale, tra cui l’aria, il suolo e l’inquinamento delle acque a causa di materiali pericolosi e cambiamenti climatici che influenzano le nostre generazioni future”.

Il documento sottolinea come “politiche adeguate in materia di efficienza delle risorse e le 3R” (riduzione, riuso e riciclo) possono contribuire alla conservazione ambientale, all’uso sostenibile delle risorse, alla prevenzione dei rischi aziendali, all’innovazione, alla creazione di posti di lavoro e alla crescita verde. Inoltre, consapevoli che i processi e i cicli di vita delle materie sono spesso globali ritengono necessario garantire la cooperazione fra paesi e aziende per garantire l’uso efficiente e sostenibile delle materie, compreso l’uso sostenibile delle fonti rinnovabili e l’economia circolare.

Per questo, nel rispetto del ruolo dei singoli paesi nel determinare le politiche e le azione che tengano conto delle proprie circostanze specifiche, i Ministri hanno condiviso una serie di impegni e obiettivi:

Una comune visione dei paesi del G7 per migliorare l’efficienza delle risorse e promuovere le 3R al fine di realizzare una società che utilizza risorse in modo efficiente e sostenibile attraverso l’intero ciclo di vita, riducendo il consumo delle risorse naturali e promuovendo l’uso di materiali riciclati e delle risorse rinnovabili in modo da rispettare i limiti del pianeta, garantendo che la circolazione ripetuta nell’uso delle risorse, minimizzando la produzione di rifiuti. Con ciò determinando una soluzione non solo per la questione dei rifiuti e dei limiti delle risorse e perseguendo una società sostenibile a basse emissioni di carbonio, in armonia con la natura e che può creare posti di lavoro, rafforzare la competitività e realizzare la crescita verde.

Integrare e affrontare in maniera olistica le misure in materia di efficienza delle risorse e 3R, con le politiche di risposta alle altre sfide in materia di contrasto ai cambiamenti climatici e di prevenzione e adattamento agli eventi meteorologici estremi e ai disastri naturali, il superamento dell’uso delle sostanze pericolose, la tutela ambientale, i rifiuti marini, l’accesso alle materie prime e la competitività industriale, sempre tenendo conto del ciclo di vita e ambientale e degli aspetti economici e sociali dello sviluppo sostenibile.

Promuovere la riduzione e il riutilizzo, oltre a riciclare, migliorare l’uso efficiente delle risorse e la riduzione delle emissioni di gas serra. Minimizzare lo smaltimento finale dei rifiuti rendendolo ambientalmente sicuro, utilizzando l’approccio appropriato per la situazione locale: riciclaggio, utilizzazione per l’alimentazione animale, compostaggio e recupero di energia in linea con la gerarchia della gestione dei rifiuti.

Facilitare lo sviluppo di nuove imprese, la creazione di posti di lavoro, e la riqualificazione locale con l’utilizzo di risorse, merci ed energia locali basati e con la collaborazione tra diversi attori di un territorio: residenti, piccole e medie imprese.

Attivare e favorire la motivazione e la consapevolezza sul lato della domanda finale dei consumatori, promuovere l’informazione al fine di favorire la diffusione del consumo sostenibile. Promuovere una maggiore consapevolezza dei consumatori dei vantaggi ambientali ed economici del consumo sostenibile e la “consapevolezza della sufficienza”, ovvero l’idea di non dover essere avidi, ma essere soddisfatti con quantità adeguate; promuovere gli acquisti intelligenti, gli appalti pubblici verdi e nuovi servizi che prevedono il riutilizzo, la riparazione e la condivisione; l’eco-etichettatura; la riduzione degli sprechi alimentari.

Condividere con gli altri paesi le migliori pratiche e le migliori tecnologie disponibili (BAT), e utilizzare l’esperienza tramite adeguate opportunità di cooperazione internazionale. Aiutare i paesi in via di sviluppo a costruire la capacità necessaria per politiche efficaci ed efficienti delle risorse, facendo circolare informazioni scientifiche e statistiche e tramite progetti in questi paesi attraverso il partenariato bilaterale o multilaterale. Questi sforzi possono anche contribuire alla lotta contro i rifiuti marini da fonti terrestri.

Promuovere l’uso di pratiche di approvvigionamento sostenibili che promuovono l’uso efficiente delle risorse in considerazione dei carichi ambientali lungo l’intero ciclo di vita dei materiali. Incoraggiare gli sforzi proattivi delle industrie per il riutilizzo e il riciclaggio, tra cui l’utilizzo delle risorse riciclabili, migliorare il tasso di raccolta, il riutilizzo e il riciclaggio, aumentare i controlli  alle frontiere per impedire il traffico illegale di rifiuti, facilitare le pratiche di uso efficiente delle risorse come la rigenerazione di parti di ricambio.

Prendere in considerazione indicatori su base scientifica e ampiamente riconosciuti per valutare lo stato di avanzamento delle azioni nazionali su questo quadro. Stabilire un processo di follow-up trasparente a livello nazionale, condividendo i metodi di calcolo, gli indicatori e i risultati affinché gli altri paesi possono farci riferimento.

Sostenere gli sforzi internazionali per identificare indicatori in grado di misurare la riduzione dell’impatto ambientale e l’uso efficace delle risorse. Continuare a condividere i progressi, le sfide e le lezioni apprese in attuazione del Quadro, attraverso workshop e altre modalità. Sotto la presidenza italiana del G7, ci sarà il follow-up e la discussione sulle azioni politiche, le priorità e il prossimi passi da fare per far progredire l’efficienza delle risorse e le 3R.

Il testo, non aggiunge molto agli obiettivi dell’accordo di Parigi, salvo affermare il ruolo leader che vogliono avere i paesi del G7 nel promuovere la transizione a una società a basse emissioni di carbonio. Non c’è nessun riferimento alla giusta transizione: ancora una volta nessun impegno politico ed economico a garantire i lavoratori, coinvolti nei processi di riconversione legati alla transizione, con politiche di sostegno al reddito, formazione professionale, riqualificazione e creazione di nuovi posti di lavoro verdi per la loro ricollocazione. Buone dichiarazioni di intenti per quanto riguarda l’uso efficiente delle risorse e le 3R, anche se viene chiarito che resta l’autonomia  e il ruolo dei singoli paesi nel determinare politiche e azione che tengano conto delle proprie circostanze specifiche. E’ evidente che dopo l’adozione dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e la sottoscrizione dell’accordo di Parigi sono necessari e non più rinviabili atti di programmazione, azioni, investimenti e interventi pubblici a livello nazionale per dare concretezza agli impegni assunti. La CGIL continuerà nel suo impegno, rivendicando la necessità di accelerare una transizione equa e sostenibile e  per garantire la giusta transizione dei lavoratori.